Un tema che divide scuole e famiglie

Ogni anno, con l’inizio delle vacanze estive, tra docenti, studenti, chat di classe dei genitori e cene in famiglia si ripete la stessa domanda: i compiti estivi servono davvero? Sono un ponte necessario tra un anno scolastico e l’altro, oppure un’inutile intrusione nel tempo libero dello studente e del suo riposo? Tra il mito del recupero e il diritto alla

Idee, visioni e responsabilità

C’è un’immagine della scuola che spesso sfugge allo sguardo pubblico. È la scuola silenziosa dell’estate, quella dei corridoi vuoti, delle aule ordinate dopo il rumore dell’ultimo giorno, delle scrivanie su cui restano tracce di un anno appena concluso e, insieme, i primi segni di quello che verrà. A prima vista potrebbe sembrare una scuola ferma, sospesa, quasi addormentata nel caldo

I nodi irrisolti tra divari, costi e riforme

L’idea di una scuola sempre aperta, affermatasi soprattutto dopo l’isolamento pandemico, si scontra con una tradizione radicata: la lunga sospensione estiva delle lezioni. Con 12-13 settimane di stop – tra le più lunghe d’Europa – l’estate rappresenta da sempre il momento più atteso dagli studenti, ma si trasforma in una complessa corsa a ostacoli per i genitori lavoratori privi di

Media Education tra didattica laboratoriale e cittadinanza attiva

Il “Piano nazionale Cinema e Immagini per la Scuola” – promosso congiuntamente dal Ministero della Cultura (MiC) e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) in attuazione della legge n. 220 del 2016 – rappresenta il principale motore per diffondere l’educazione visiva nelle istituzioni scolastiche del primo e secondo ciclo. In continuità con l’impostazione della legge n. 107 del 2015