Scuola7 26 ottobre 2020, n. 208

Scuola7

la settimana scolastica

26 ottobre 2020, n. 208


In questo numero parliamo di:



Il DPCM del 24 ottobre 2020 (Domenico CICCONE)

L’applicazione nella scuola del DPCM 24 ottobre (Marco MACCIANTELLI)

Presenza, distanza o blended? (Laura BIANCATO)

Disabilità, inclusione, attività in presenza nella stagione della pandemia (Ida FRANCIONI - Francesca MONTI)

Il “caso” Campania (Domenico CICCONE)


Settimanale di informazione scolastica.
© Tecnodid Editrice - Piazza Carlo III, 42 - 80137 Napoli

Parliamo diPresenza, distanza o blended?
< Trascina
26 ottobre 2020

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n. 208

Il DPCM del 24 ottobre 2020

Domenico CICCONE

Un'analisi controluce del (terzo) DPCM

Quali sono le questioni sul tavolo, per gestire le attività didattiche in tempi di pandemia, quali i modelli e le procedure che possano rappresentare la vera riorganizzazione di una scuola fondata sull’idea di Calamandrei: scuola come « organo costituzionale », il cui corollario è la necessità di un impegno pubblico nell’aprire e tenere scuole aperte a tutti?

Il passaggio dal “how is” al “to be” impone scelte radicali. Solo queste garantiranno alla scuola un vero rinnovamento strutturale e culturale, capace di reggere le altre sfide della modernità che si profilano, il più delle volte, ancora come innocue nuvole nere all’orizzonte.

Il DPCM del 24 ottobre 2020, pervenuto appena in tempo per permettere, a chi scrive, una rapida lettura alle attesissime disposizioni concernenti la scuola, non impone una sterzata decisa per far riprendere la strada definitiva alla scuola, ormai in attesa perenne delle disposizioni, ora di tal Ministero, ora della Presidenza del consiglio, ora della Regione di appartenenza.

Una lettura “critica” del DPCM 24 ottobre

Provando a leggere in maniera critica si potrebbe così riassumere il tutto:

Questione aperta How is To be “possible” DPCM
24 ottobre 2020
Didattica digitale integrata e connettività per tutti Affidata alle scuole caso per caso. Ha rafforzato le differenze tra i ceti sociali evidenziando come le tecnologie digitali non siano patrimonio dell’intera popolazione ma solo delle classi più agiate. Rendere “access free” la rete 3G dei gestori privati. Essa è considerata obsoleta dal mercato ma ben adeguata al solo scambio dati. In alternativa si possono dare alle scuole codici di accesso privilegiati da distribuire a chi ne abbia necessità. È tecnicamente possibile limitare gli accessi free alle sole piattaforme e-learning riconosciute dall’AGID.
Rendere illimitati i gigabyte sulle schede SIM private quantificando un uso lecito e corretto oltre il quale scatterebbe il pagamento oppure rendere illimitati gli accessi all’ e-learning.
Dotare tutti gli studenti che ne sono sprovvisti di un device LOW COST semplice e funzionale che possa servire agevolmente alla DID
Scuole del primo ciclo lasciate in presenza e scuola del secondo ciclo con didattica a distanza di almeno il 75% del tempo scuola, in presenza di specifiche situazioni di contesto.
Nessun provvedimento per garantire ulteriori miglioramenti delle infrastrutture utili alla didattica a distanza.
Trasporti sicuri Anche in questo caso le differenze di classe si acuiscono. Chi deve servirsi necessariamente dei mezzi pubblici è costretto a subirne le conseguenze più varie: maggiore esposizione al contagio, indisponibilità di corse, ritardi, disservizi e scarsa tutela.
Dove possibile, ad esempio per i trasporti su gomma, separare decisamente il trasporto scolastico da quello di comunità, facendo in modo che le corse destinate alle scuole siano realmente asservite ai loro nuovi bisogni organizzativi e non costituiscano un semplice rinforzo del trasporto pubblico locale. I trasporti dovrebbero essere gratuiti e dedicati, avere capolinea presso le scuole e svolgere percorsi concertati con i dirigenti scolastici sulla base dei frequentanti. Non sono stati intrapresi provvedimenti a favore della scuola. In caso di emergenza ratificata dalla singola Regione, le scuole del II ciclo dovranno iniziare le lezioni non prima delle ore nove.
Scuola in presenza nella società del terzo millennio. Chiusure parziali e frequenze alternate. Istruzione formale erogata quasi esclusivamente di mattina Gli edifici scolastici le aule universitarie sono disponibili per l’intera giornata, le classi potrebbero essere impegnate anche nelle ore pomeridiane anche utilizzando, dove possibile le più capienti strutture universitarie. Ingressi differenziati: nelle tratte dove c’è un solo autobus al giorno (moltissime) gli studenti dovranno rimanere un’ora per strada, in attesa dell’ingresso.
Lezioni pomeridiane, se occorrenti ma senza trasporti appositi per la scuola.
Stato giuridico del personale della scuola e contratto di lavoro. Testo Unico art.395 non più adeguato alle caratteristiche della funzione docente.
La struttura del CCNL deriva da una impostazione delle norme pattizie impostata nel 1994.
Contempla esigui spazi di flessibilità del lavoro e scarse possibilità di gestire modelli innovativi della funzione docente ed ATA.
Utilizzare il contratto di istituto come strumento principale dell’innovazione ma liberando i tavoli di contrattazione dalla dipendenza strutturale dal contratto nazionale e optando per un approccio funzionale.
Fondare la funzione docente sulle garanzie costituzionali da una parte e sulla adhocrazia dall’altra.
Favorire ed incentivare forme di flessibilità, di progettualità e di innovazione quando finalizzate al successo formativo.
Nessuna indicazione
Si resta in attesa di un’intesa nazionale derivante dal tavolo negoziale apposito che è stato da tempo convocato a viale Trastevere.

Sono state così confermate le indiscrezioni della stampa parlamentare che avevano intravisto le intenzioni del Governo nazionale - faticosamente ma non del tutto condivise anche nella conferenza Stato-Regioni del 24/10/2020 - da cui "è emersa l'indicazione di non assumere drastiche misure restrittive a livello nazionale”. Il Governatore della Campania ha ammesso che senza condivisione sarebbe improponibile realizzare misure limitate a una sola regione.

Gli interrogativi del DPCM

Il governatore De Luca si rammaricava, ultimamente, del fatto che ogni decisione presa dalla sua giunta apparisse esagerata, salvo diventare, dopo pochi giorni, decisione comune nel territorio nazionale. Nelle situazioni di emergenza, però, una cosa è certa: “Quello che conta oggi non conta domani”!

Non tutti sanno che questo è, storicamente, il motto del popolo napoletano, abituato all’ “hic et nunc” dalla quantità enorme di dominazioni che ne hanno profondamente segnato Storia e Cultura.

Ma cosa accadrà domani? Dovremo dare ragione ai governatori prudenti e razionali che si affidano alle statistiche ed alle previsioni scientifiche, per giustificare scelte drastiche, oppure daremo atto alla “politica del possibile” di aver tentato di trovare, con il recentissimo DPCM, una mediazione, capace di raggiungere i bisogni di tutti, proteggendo gli interessi di ciascuno dei cittadini, nel mentre si pone la massima attenzione verso la salute come diritto non negoziabile, garantito dalla Costituzione?

Il DPCM del 24 ottobre non solo appare una soluzione poco radicale ma pone già degli interrogativi piuttosto seri. Ad esempio, l’innalzamento della didattica digitale integrata al 75% nel secondo ciclo, ad un primo “giro di tavolo” sui social sembra legato alle disposizioni, in tal senso, da parte dell’autorità regionale. In questo modo si vanificano molte possibilità offerte dall’autonomia.

Il modello prevalente, che ispira il legislatore, sembra essere riferito allo studente “medio”, abitante al centro di Roma e frequentante un liceo. Evidentemente chi va a scuola in metropolitana o in autobus urbano rappresenta solo una infinitesimale rappresentanza di utenti della scuola. Peraltro il “buon ragazzone immaginario” che abita dalle parti di Trastevere, gode anche di una linea ADSL di altissima qualità spesso FTTH, come più o meno il 3-5% dei suoi coetanei. Il resto della popolazione studentesca italiana, va a scuola in corriera, abita in contesti dalla bassa densità abitativa e, per questo, con bassa qualità dei servizi e delle infrastrutture.

Banco di prova di un fragile equilibrio istituzionale

Al momento anche nelle norme di emergenza leggiamo chiaramente che, nel cinquantesimo compleanno delle Regioni[1], il sistema delle competenze, dei vari soggetti costituzionali in Italia, mostra crepe di tale portata che fanno presagire crolli, nella macchina amministrativa e nelle relazioni tra i popoli dell’intera Nazione.

Abbiamo brevemente ricordato che perfino i “governatori” talvolta propongono soluzioni che, quando non sono fantasiose, dimenticano il delicato sistema di competenze e di poteri in capo ai vari organi dello Stato. Se è vero che il principio della sussidiarietà, che risiede nel titolo V della Costituzione, riformato nel 2001, impone un avvicinamento degli organi dello Stato ai cittadini ed ai loro bisogni, è pur vero che l’immagine di uno Stato, in cui si gestiscono le emergenze attraverso liti istituzionali e ricorsi al TAR, deve velocemente ripensare al proprio assetto, che ha mostrato ampi limiti e rovinose falle.

Il DPCM 24/10/2020 sarà un ulteriore banco di prova di questo fragile equilibrio di competenze che lascia sempre più sconcertati i cittadini.

La tela di Penelope

Ai più sembra di trovarsi di fronte alla tela di Penelope.

Il nobile manufatto era il simbolo dell’incertezza, vinta ogni notte dalla speranza del ritorno alla normalità , benché la regina di Itaca non conoscesse l’ora ed il modo con il quale tale normalità sarebbe tornata .

Intanto, sui canali di comunicazioni social, l’ennesima dimostrazione, delle distrazioni e della superficialità di chi scrive le norme, si legge nei mille e più dubbi dei Dirigenti scolastici che si interrogano su quello che, in luoghi diversissimi, provocherà, dal giorno 26 ottobre e fino al 24novembre, l’applicazione delle norme dell’ultimo DPCM. Qualcosa non va quando le norme non mettono chiarezza negli Organi Costituzionali come la Scuola, ai quali i Padri costituenti hanno affidato compiti così alti. La politica ne prenda atto!

Domenico CICCONE

[1] Il 16 maggio 1970 fu pubblicata la legge n. 281 che stabilì le entrate finanziarie e disciplinò le prime procedure contabili sui tributi da devolvere ai nuovi soggetti costituzionali.

L’applicazione nella scuola del DPCM 24 ottobre

Marco MACCIANTELLI

Non ci sono più i DPCM di una volta

Nei DPCM di marzo e aprile, in pieno Lockdown, era scritto così: “i dirigenti scolastici attivano, per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche, modalità di didattica a distanza”.

Poche semplici parole.

Il DPCM del 24 ottobre spiega:

“previa comunicazione al ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l'eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l'ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9,00. Allo scopo di garantire la proporzionalità e l'adeguatezza delle misure adottate è promosso lo svolgimento periodico delle riunioni di coordinamento regionale e locale previste nel Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l'anno scolastico 2020/2021 (cd. "Piano scuola"), adottato con D.M. 26 giugno 2020, n. 39, condiviso e approvato da Regioni ed enti locali, con parere reso dalla Conferenza Unificata nella seduta del 26 giugno 2020, ai sensi dell'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo n. 281 del 1997”.

Linguaggio complesso

Decisivo quel’incipit: “previa comunicazione al ministero da parte delle autorità…”. Scolastiche, territoriali, sanitarie. La nota ministeriale della settimana scorsa, n. 1896 del 19 ottobre 2020, in riferimento al DPCM del 18 ottobre, aveva fortemente sottolineato questo approccio metodologico. La nota n. 1927 uscita poche ore fa, domenica 25 ottobre 2020, offre questa indicazione: “In considerazione della necessità di disporre del tempo sufficiente ad adeguare l’organizzazione didattica alle misure del predetto DPCM, le istituzioni scolastiche provvedono all’adozione degli atti conseguenti nella giornata del 26 ottobre 2020, con efficacia dal giorno successivo”.

Stiamo entrando in una settimana non come le altre. Rilevante per la programmazione didattica: siccome, in genere, tendenzialmente, ai sensi dei Piani annuali delle attività, questa è la settimana che, per quanto in termini ordinatori e non perentori, ma non meno cogenti, porta nelle scuola la convocazione dei Collegi dei docenti orientati verso la scadenza del 31 ottobre per l’elaborazione del PTOF che, quest’anno, tra i suoi allegati, prevede il Piano per didattica digitale integrata, sulla base delle Linee guida proposte nell’Allegato al DM 89 del 7 agosto 2020. Soprattutto quando la situazione è complessa è bene seguire un filo logico, cronologico. Fare presto, fare soprattutto bene. Il contributo di contrasto alla pandemia che deve continuare a venire dalla scuola può intrecciarsi, per essere efficace, con un’impostazione didattica e organizzativa all’altezza della sfida.

Fare presto, fare bene

Ovviamente, ci si riferisce alla scuole secondarie superiori. Si indica la prospettiva di una possibile riorganizzazione del quadro orario fondato sugli scaglionamenti, negli ingressi e nelle uscite, insieme ad una didattica a distanza che dovrebbe essere “almeno” al 75%. Ora, il primo aspetto da mettere in evidenza è che, per tentare di sperimentare qualcosa di doppiamente utile, nel mitigare la recrudescenza che ha assunto al pandemia e nel garantire il diritto all’apprendimento, occorre dotarsi di un modello di governance condiviso tra autorità di governo del sistema territoriale scolastico e sanitario. E' auspicabile si delinei al più presto. Per esempio, in Veneto, nell’arco di poche ore, già domenica sera 25 ottobre, è stata calendarizzata, da parte dell’Ufficio scolastico regionale, una videoconferenza, per lunedì 26, divisa in due parti: alle ore 14 con gli Uffici scolastici dell’ambito territoriale di Belluno-Treviso-Venezia; alle ore 15-16 con quelli di Padova, Rovigo, Vicenza e Verona. Un approccio corretto all’esigenza del coordinamento e della condivisione. Una “cabina di regia” che fa bene al sistema scolastico, che lo rafforza, lo motiva, lo orienta, nel dirimere le questioni, superando la disintermediazione top-down che pretende di disporre senza promuovere e accompagnare i processi. Torniamo sempre lì. Autonomia scolastica non significa autosufficienza. O giustapposizione. L’autonomia non è irrelata, ma, fondandosi sulla missione educativa, non può che essere un metodo per potenziare la capacità della scuola di sviluppare relazioni.

L’autonomia è un sistema di relazioni

Rispettare il principio costituzionale dell'autonomia scolastica, finalizzarlo verso ciò che soprattutto conta per una scuola: il diritto all'apprendimento, la qualità dell'offerta formativa, la promozione del lavoro di chi si pone al servizio di questi valori, corpo docente e personale ATA, insieme a famiglie e studenti. Occorre dotarsi di un quadro di soluzioni ponderato e ben impostato.

Durante il Lockdown, di fronte all’improvvisa sospensione delle lezioni, siamo stati precipitati in una dimensione ulteriore, quella della didattica a distanza, subita, patita, necessitata. Questa volta dobbiamo, prima di tutto, dotarci della coscienza del compito. Predisporci ad attivare soluzioni all’altezza dei problemi ma tenendo anche conto del fabbisogno formativo di ciascuna classe, delle preliminari valutazioni di ciascun Consiglio di classe, specie se vogliamo davvero garantire l’inclusione verso la diversabilità, i disturbi specifici di apprendimento, il disagio sociale o culturale.

Il rischio di veder vanificato un lavoro importante

Sul tema organizzazione del calendario, la mia laica professione di fede è riposta in una scuola capace di andare oltre il perimetro stretto dell’aula, nel saper vedere anche il rapporto della scuola con la società.

Abbiamo lavorato per mesi, estate compresa, per costruire un piccolo ecosistema ben impostato e fondato sul rispetto di regole e precauzioni. Dove il rischio non è assolutamente escluso, ma sicuramente mitigato e contenuto. Grazie ai protocolli sulla sicurezza, grazie al presupposto del D.Lgs. 81/2008, grazie alla sperimentazione in atto di una intensa cooperazione di prossimità con il sistema sanitario, specie con i Dipartimenti di prevenzione. Poi, quando usciamo dalle nostre scuole, vediamo un altro mondo. Un mondo rovesciato. Occorre studiare calendari orari diversamente impostati, leggere nella didattica a distanza una risorsa da utilizzare con intelligenza. Ma si deve anche dare una maggiore coerenza tra quel che accade nelle nostre aule e quel che accade fuori. I cittadini delle scuola sono circa 10 milioni tra studenti, docenti e non docenti. Gli 8 milioni e mezzo di studenti hanno dei genitori e arriviamo a circa 25 milioni di persone. Analogamente si può moltiplicare per due o per tre il milione di quanti lavorano nella scuola. Arriviamo a una trentina di milioni di persone variamente coinvolte nella missione educativa. L’Italia conta circa 60 milioni di abitanti. Circa la metà.

La società e la politica imparino qualcosa dalla scuola

Ecco: la metà più orientata al rispetto delle regole deve ingaggiare un confronto con l’altra, portare verso l’altra, in questa fase così delicata, un messaggio, anche educativo, che deve essere rafforzato dalla capacità di controlli da parte di chi ha titolo di esercitarli legittimamente. Troppo spesso la scuola è permeabile ai difetti della società. E’ un momento in cui la società dovrebbe rendersi più permeabile ai pregi della scuola. Per questo non dobbiamo accontentarci, non dobbiamo rassegnarci a constatare la contraddizione tra il “dentro” e il “fuori”. Rendere più coerente il percorso casa-scuola e il ritorno scuola-casa di tanti studenti va affrontato con tutta la serietà che occorre a partire dall’utilizzo dei mezzi pubblici. E su questo le risposte devono essere più forti e conseguenti. Allo stesso tempo: guai a chiudersi dentro le scuole. Fare da soli. Procedere in ordine sparso. Sconsigliabile ogni fai-da-te.

Deve esserci un sistema, una filiera istituzionale che ci creda, dal piano nazionale a quello regionale e locale bene coordinati tra loro e aziende di trasporti in grado a garantire un servizio adeguato. Diversamente si rischia, per quanto in buona fede, non di risolvere il problema, ma di aggiungere ulteriori disagi ed equivoci.

Il DPCM del 24 ottobre potrà dare un contributo utile alla scuola se la scuola riuscirà a costruire una governance territoriale capace di portare, più di quanto non sia accaduto sin qui, un impianto di regole, tra salute e sicurezza, prevenzione e protezione, di cui ha un urgente bisogno tutto il contesto sociale.

Marco MACCIANTELLI


La scuola al tempo dell’emergenza

Seminario di formazione on line per il personale della scuola
sabato 31 ottobre 2020


Tecnodid Editrice e Cisl Scuola Puglia organizzano un seminario formativo dal titolo “La scuola al tempo dell’emergenza”, rivolto ai Dirigenti scolastici, Direttori dei Servizi Generali ed Amministrativi ed al personale docente.

La partecipazione ai lavori seminariali è completamente gratuita per gli iscritti alla Cisl Scuola Puglia e per coloro i quali sono in regola con l’abbonamento alla rivista Tecnodid “Notizie della Scuola”.

maggiori informazioni

26 ottobre 2020

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n. 208

Presenza, distanza o blended?

Quale scuola secondaria ci attende nei prossimi mesi

Laura BIANCATO

Una scuola più preparata

La seconda onda d’urto della pandemia Covid-19 sta impattando su un sistema scolastico non ancora riavviato del tutto. Ad un mese e mezzo circa dall’inizio delle attività didattiche, la provvisorietà organizzativa, i posti ad oggi vacanti, l’affanno alla ricerca dei supplenti sono elementi che vanno ad aggiungersi al ben più grave problema sanitario.

Con il nuovo DPCM del 25 ottobre 2020 si apre un’altra stagione di parziale o totale didattica a distanza per le scuole secondarie di secondo grado.

Siamo comunque in una situazione molto diversa da quella del marzo scorso, quando il primo lockdown arrivò senza preavviso a sospendere le lezioni in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, mettendo la maggior parte delle istituzioni scolastiche in difficoltà con l’organizzazione della DAD.

L’impossibilità, per mesi, di entrare negli edifici per proseguire le normali routine, ha sicuramente scatenato energie nuove e mosso risorse professionali impensabili. Sicché, al di là dei vincoli in termini di prevenzione e tutela della salute, la scuola italiana è ripartita con sostanziali competenze in più. Senza dimenticare che, con le risorse messe a disposizione dal Governo durante l’estate, è generalmente migliorata la dotazione tecnologica nelle sedi.

Tutti (personale della scuola, studenti, famiglie…) volevamo fortemente tornare alla scuola in presenza, contando sul supporto delle tecnologie digitali e della rete che, in periodi di crisi come in periodi di normalità, rappresentano “semplicemente” strumenti per rapportarsi e vivere in una società globale.

Verso una didattica blended “ordinaria”

Durante l’estate si è necessariamente agito molto sugli edifici, sull’arredo, sui modelli organizzativi in rapporto ai numeri, per garantire le condizioni di distanziamento previste. Forse non altrettanto si è riflettuto su quale scuola ci aspettava, sugli aspetti psicologici, relazionali, pedagogico - didattici. Da questo punto di vista, è evidente che non siamo ancora pronti alla didattica blended che ci attende.

La DAD del primo lockdown è stata nuova per tutti, anche per quelle scuole che da anni facevano dell’innovazione tecnologica e metodologica il cuore della propria offerta formativa. Una DAD “primitiva”, se vogliamo, che si è pian piano nutrita delle competenze in progress e delle iniziative di formazione anche in rete (ricordiamo con gratitudine le azioni di Indire e dello stesso Ministero dell’Istruzione, ma anche il generoso apporto di aziende ed enti).

Ne siamo usciti rafforzati professionalmente e in termini di strumenti.

Quindi, ora è il tempo di una didattica integrata dal digitale che risulti “ordinaria” e non “straordinaria”; una didattica mista, intelligente ed organizzata, nella quale le metodologie non trasmissive rappresentino la maggior parte del tempo di docenza e il sincrono sia integrato dall'asincrono. Si deve ripensare completamente al ruolo della limitata presenza che ci è concesso attivare, e a modalità didattiche più interattive. Lo stesso curricolo d’Istituto va riorganizzato in una ottica di essenzialità.

Quali azioni concrete si possono intraprendere per affrontare una didattica digitale efficace?

1 - I prerequisiti tecnologici.

Sembra assurdo dover ritornare sul tema dei device individuali, prerequisito senza il quale nessuna forma di didattica mista potrebbe aver luogo. Ma è così: non siamo ancora arrivati a determinare che ad ogni studente serva necessariamente un dispositivo digitale personale. Eppure rendiamo normalmente obbligatori libri, quaderni, di fatto anche diari, astucci e zaini. Si tratta di un corredo scolastico incompleto, se non consideriamo che ormai (in fase di emergenza, ma anche in via ordinaria) la didattica si estende, come già descritto, anche “fuori dalle mura”.

Il primo lockdown ha generato la rincorsa ad assegnare agli studenti i dispositivi della scuola. Durante l’estate sono stati attribuiti fondi agli istituti anche per aumentare la dotazione di device. Eppure è prevedibile che ora, con una nuova traslazione della didattica dalla presenza alla distanza, la maggior parte delle scuole si troverà ancora a “distribuire” affannosamente notebook o tablet ai suoi studenti.

Che cosa manca veramente? Mancano scelte di sistema, oltre ad un chiaro indirizzo da parte del Ministero dell’Istruzione su questa tematica.

Ogni istituto dovrebbe strutturare un sistema organizzato, un progetto didattico che preveda un orientamento sulla scelta del device, compatibile con l’indirizzo di studi, con la capacità di connessione interna ed esterna alla scuola, con una piattaforma cloud, definendo allo stesso tempo formazione e accompagnamento per i docenti. Le scuole possono, anzi devono, organizzarsi per facilitare ed incrementare l'utilizzo del device individuale, agevolando accordi di affitto con riscatto o formule di comodato d'uso per chi non può acquistarlo.[1]

2 - Curare l’organizzazione dell’orario.

Non è sufficiente traslare l’orario settimanale dalla presenza alla distanza. L’orario è l’impalcatura che determina (più o meno bene) l’efficacia della didattica, e che impatta sui carichi cognitivi e sulla motivazione degli studenti. L’autonomia organizzativa rende possibili soluzioni complesse, ma sicuramente utili, per rielaborare il tempo in funzione della didattica. La ricerca Indire, e pedagogica in generale, ha sviluppato ottimi modelli per gestire la flessibilità, ad esempio attraverso la compattazione delle discipline o la strutturazione di orari plurisettimanali.

Queste opportunità diventano necessità quando si tratta di organizzare, ad esempio, le attività di laboratorio dei tecnici e dei professionali, ma più generalmente le attività in palestra o nei laboratori scientifici, artistici, multimediali, musicali, di robotica.

Si deve affrontare il tema dell’orario con professionalità e senza incertezze, mettendo al centro gli studenti, perchè la “pari dignità” delle discipline non si realizza difendendone il diritto alla presenza a tutti i costi. A scuola dovrebbero essere garantiti i laboratori, mentre a distanza vanno indirizzate le lezioni più “teoriche”.

C’è poi il tema delle pause, spesso sottovalutato in termini di ricaduta sui tempi di attenzione, che però quest’anno assume una rilevanza particolare sia in presenza che a distanza. In presenza, perchè la stanchezza fisica (determinata dall’uso delle mascherine) e psicologica (derivante dal distanziamento e comunque dall’attenzione al rispetto dei vincoli) è sicuramente maggiore. A distanza, perchè la tenuta di attenzione deve essere agevolata anche da adeguati momenti di riposo.

3 - Ambienti fisici e virtuali.

Gli ambienti belli e la flessibilità del setting vanno riabilitati, anche sotto il segno dei vincoli di distanziamento. Non sacrifichiamo le migliori pratiche alle quali siamo giunti in questi ultimi anni con tanta fatica.

Se si alterneranno le classi in presenza, è possibile ripensare all’uso degli spazi che in questo primo mese e mezzo di lezione sono stati sacrificati. Bisogna utilizzare tutto, organizzando gruppi, usando il potenziamento e altre risorse di organico.

Riorganizzare gli ambienti di apprendimento, fisici e virtuali, rappresenta una spinta a rivedere, in modo sostenibile, il “contenitore” della didattica, che non sempre e non necessariamente deve trovarsi delimitato dalle mura. La scuola “anche fuori dalle mura”, una scuola flessibile e aperta, è il futuro.

4 - Il cloud come una Ferrari (e non come una Panda...).

Dobbiamo essere preparati e aggiornati sull’uso dello strumento che, di fatto, è l’architettura virtuale della scuola.

Dobbiamo riflettere con competenza su quanto le piattaforme cloud possano supportare la didattica, sempre e comunque, anche in presenza, creando facile accessibilità ai contenuti dell’apprendimento ma anche dell’organizzazione. Il cloud per la scuola rappresenta un potentissimo amplificatore che fornisce maggiore possibilità di condivisione e collaborazione professionale.

Non basta acquisire una licenza, non basta indirizzare l’uso di una piattaforma alle videoconferenze o allo spazio di archiviazione, o alle app. Il cloud può rappresentare un modo di lavorare completamente nuovo, che scardina i concetti di spazio e di tempo, e rende immediatamente disponibili materiali, idee, percorsi. Il cloud unisce le persone al di là della presenza fisica. Va usato per unire laddove l’emergenza separa. Lavorare a documenti in co-scrittura, leggere in modo collaborativo e commentare sincronicamente, preparare contemporaneamente a più mani presentazioni e mini siti, sono solo alcune delle attività che possono far cooperare meglio docenti e studenti, anche non in presenza.

5 - Il curricolo.

In queste condizioni, considerando i vincoli tecnici ma anche la pressione psicologica che grava in un momento di emergenza su docenti e studenti, è indispensabile che i dipartimenti e l’intero collegio dei docenti adattino il curricolo alle modalità di sviluppo delle attività didattiche. Non ci sono “programmi” da finire. Anche questo non è e non sarà un anno scolastico normale.

Occorre definire le priorità e, nella scelta dei contenuti essenziali, tener conto di quelli che meglio si prestano a essere veicolati a distanza.

Se già grava su molti studenti del secondo grado un rallentamento del percorso ordinario dall’anno precedente, va posta ancora più attenzione alla progettazione curricolare,

affinchè nessuno resti indietro o si “perda”. In questa situazione rischiano maggiormente gli studenti più deboli.

Da questo punto di vista, oltre ad una chiarezza estrema nella ri-progettazione del curricolo orizzontale e verticale (che non va lasciata al caso, ma inserita anch’essa in un percorso sistemico dell’Istituto) vale la pena di considerare interventi incisivi di supporto agli studenti. Anche online, la co-docenza può aiutare a sostenere gli studenti più fragili, mentre sportelli help e corsi integrativi, per piccolo gruppo, possono essere destinati al recupero e al riallineamento.

6 - Metodologie.

Niente di tutto ciò sarà efficace se non si porrà una grande attenzione alle metodologie. Nell’affrontare una didattica blended serve cambiare paradigma e non limitarsi a “traslare” la didattica in presenza a distanza. Una buona organizzazione della didattica integrata dal digitale corrisponde ad un bilanciamento coerente tra attività sincrone e asincrone. Ormai, attraverso le piattaforme cloud, abbiamo tutti gli strumenti a disposizione.

Dobbiamo sforzarci di modificare alcune pratiche tradizionali e fortemente centrate sulla trasmissività e proporne di nuove, stimolanti e motivanti, perché l’approccio didattico sia sempre rivolto a tutti e a ciascuno.

Si può partire da una considerazione molto semplice, ma non scontata nella pratica: è utile tutto ciò che può mettere gli studenti nelle condizioni di interagire e collaborare, anche a distanza.

Citando il contributo di Indire “La scuola fuori dalle mura”[2] è bene ad esempio passare “dalle domande agli studenti alle domande degli studenti. La vecchia modalità dell’ “a domanda risponde” mima una situazione in presenza dove prevalgono la memoria e non l’iniziativa. E’ necessario passare dalle domande fatte dall’insegnante allo studente alle domande fatte dallo studente all’insegnante. Da quelle domande si percepiranno la profondità, l’interesse, la competenza. Va ribaltato lo schema: non si parte dalla domanda dell’insegnante, ma da quella dello studente.”

L’organizzazione delle attività sincrone può essere vista come occasione per un apprendimento cooperativo. La maggior parte delle app di videoconferenza permette ora di creare delle “stanze”, sorta di “bolle” interne al collegamento, attraverso le quali poter lavorare prima per gruppo classe e poi per piccolo gruppo, favorendo l’iniziative e l’autonomia degli studenti nel creare il proprio apprendimento.

L’impiego del cloud fornisce l’occasione per archiviare materiali forniti dal docente o co-costruiti, in costante aggiornamento e revisione a più mani, generando processi virtuosi di elaborazione di contenuti e sviluppo di competenze.

Laura BIANCATO

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[1] Riporto, per approfondimenti sul tema, la proposta “Il Manifesto del Tablet nello Zaino”, di Laura Biancato, Antonio Fini, Roberto Maragliano, Alessandra Rucci bit.ly/tabletzaino

[2] http://pheegaro.indire.it/pheegaro/uploads/media/AVANGUARDIE_EDUCATIVE/la_scuola_fuori_dalle_mura2.pdf

Disabilità, inclusione, attività in presenza nella stagione della pandemia

Ida FRANCIONI
Francesca MONTI

La neo-scuola “virtuale”

Il Ministero dell'Istruzione ha ravvisato nella Didattica a Distanza uno strumento valido per sopperire all'impossibilità di recarsi nei luoghi da sempre adibiti all'educazione e all’ istruzione, quali gli edifici scolastici. Piattaforme e-learning, sinora supporto delle sperimentazioni didattiche laboratoriali, sono diventate a tutti gli effetti, il luogo quotidiano dell’incontro e del fare scuola. Purtroppo, però, la DaD, talvolta ha mostrato anche dei lati oscuri. Soprattutto per quanto riguarda i gradi di istruzione primaria e ha fatto emergere come l'assenza del rapporto affettivo, sociale e quotidiano con compagni e insegnanti interferisca negativamente sulle performance e la qualità degli apprendimenti. Ovviamente in un momento così delicato la DaD, ha dato risposta immediata alla necessità di non lasciare sole le famiglie nel loro compito educativo, rispondendo prontamente alla sua missione formativa: la scuola allora da luogo fisico del confronto educativo e della crescita personale di bambini ed adolescenti è diventata un luogo in cui la realtà scolastica si è fatta realtà virtuale e digitale.

Piattaforme e allievi con Bisogni Educativi Speciali

L'esperienza maturata durante i primi mesi dell'emergenza epidemiologica, ha mostrato cosa succeda quando all'interno delle comunità scolastiche, siano inseriti ragazzi con Bisogni Educativi Speciali. In tali casi, infatti, non sempre è stato possibile coinvolgere con attività adeguate tutti gli alunni nelle dinamiche educative sincrone o asincrone da remoto, sia a causa di patologie molto invalidanti, che presuppongono progetti educativi pensati ad hoc, sia anche perché gli strumenti propri delle piattaforme digitali non sono sempre agili e di facile fruizione per tutti, presupponendo livelli di attenzione ed astrazione abbastanza elevati. Molto spesso i genitori non hanno potuto usufruire neanche di alcuno dei servizi alla persona da parte di ASL e Centri Riabilitativi, sperimentando solitudine e difficoltà ad utilizzare metodologie didattiche non adatte alla mediazione e incapaci di rispondere alle concrete necessità dei loro figli.

Possibilità di svolgere attività in presenza anche durante il lockdown

Già nel mese di giugno 2020 il M.I. prevedeva, nelle Linee Guida del Piano Scuola 20/21, la possibilità di svolgere in presenza, attività più rispondenti ai vari tipi di disabilità e di bisogni educativi speciali, per le fasce più deboli della popolazione scolastica, qualora si fosse ravvisata nuovamente la necessità di sospendere le attività didattiche in presenza per contenere il diffondersi del Covid-19.

Purtroppo, la Regione Campania è stata la prima, dopo la riapertura dell’anno scolastico 2020/21, a dover ricorrere nuovamente alla sospensione delle attività in presenza per tutti gli ordini di scuola quindi si è passati alla DaD per garantire a tutti gli studenti il Diritto allo Studio. Ovviamente, tutti i problemi precedenti sono riemersi prepotentemente, mettendo le comunità scolastiche davanti a degli interrogativi pressanti, a cui bisognava rispondere e anche con urgenza.

I laboratori nella scuola “Vanvitelli” di Napoli

Così a Napoli, presso la scuola “Luigi Vanvitelli” si è raccolta la voce delle famiglie e dei loro bambini con Bisogni Speciali, e non ci si è tirati indietro.

Su richiesta del 36° Circolo Didattico, l’Unità di Crisi Regionale ha autorizzato Laboratori all’interno della scuola per piccoli gruppi eterogeni di alunni, ed alcuni appassionati e bravissimi docenti - sia di sostegno che di base - pur in regime di sospensione della didattica in presenza, sono riusciti ad organizzare il lavoro nella propria scuola per alcuni alunni con BES.

Con successiva Ordinanza Regionale (n. 80 del 16/10/20) tale possibilità è stata poi estesa alle scuole di ogni ordine e grado del territorio campano, in linea con il D.M. 39 del 26/06/2020.

Durante i Laboratori in presenza gli alunni lavorano insieme ai compagni di classe collegati da casa attraverso la Piattaforma E-learning della scuola, la programmazione dei contenuti della DaD è la stessa elaborata dal Team docente, e l’insegnante impegnato in sede, segue, insieme alle colleghe e all’intera classe la medesima attività. Naturalmente per un bambino BES in un istituto scolastico è più facile fruire di Lim, rete Wi-Fi, devices, nonché degli spazi riconosciuti come familiari e confortevoli.

Per i casi più gravi

Per i casi di disabilità più gravi si attivano gli interventi personalizzati compresi nei P.E.I., che diversamente andrebbero persi, il tutto al sol scopo di dare risposte concrete a bisogni che se non soddisfatti, generano ulteriori gap sociali e culturali, aumentando le disuguaglianze e compromettendo la possibilità di integrazione e socializzazione.

Nell’era del Covid -19 impera la regola del distanziamento sociale, ma purtroppo anche quella del distanziamento educativo, imposto dalla Didattica Digitale. L’iniziativa intrapresa, a Napoli, condivisa molto rapidamente anche da altre istituzioni scolastiche in tutto il territorio, ha voluto rappresentare una risposta concreta per cercare di arginare le pericolose regressioni delle abilità apprese dagli alunni più deboli.

Potrebbe questa sperimentazione essere considerata un’esperienza non “inclusiva”? Forse, ma solo da alcuni: ma è la Didattica a Distanza stessa che non è inclusiva. E non lo è per nessuno, nemmeno per i bambini cd “normali”, isolati presso il proprio domicilio ed esclusi dal gruppo classe.

Al momento dunque la scuola di prima, non c’è più! E intanto che torna, si deve pur arginare in qualche modo l’emergenza educativa in atto.

Tenere aperte le prospettive dell’inclusione

Nell’era del Covid-19 si impone la necessità di trovare risposte immediate sul piano economico e sociale in tutto il Paese, ed in ambito educativo, di sperimentare tutte le possibilità, per assicurare il diritto allo Studio. Qualunque iniziativa è migliorabile, partendo dai punti di crisi della difficile esperienza che la scuola italiana ha vissuto nel precedente anno scolastico.

Infatti, se da un lato sono emersi tutti lati oscuri della DaD o della DDI, dall’altro sono stati messi in circolo anche stimolanti sperimentazioni di nuovi stili pedagogici misti, che impongono la necessità di ripensare metodologie e strategie per creare nuovi modelli di inclusione (Didattica innovativa per docenti e alunni Fragili; percorsi di Istruzione Domiciliare; Attività didattiche nelle Scuole Ospedaliere e Carcerarie…) L’importante è agire, per non lasciar indietro nessuno.

La scuola italiana anche durante l ’Emergenza, ha dimostrato e dimostra ogni giorno, di essere presente, di prendersi cura dei figli del nostro Paese.

“WE TAKE CARE of YOU” è il titolo del Progetto della scuola Vanvitelli, praticato insieme con le famiglie e condiviso con tutti gli attori del territorio.

Ida FRANCIONI

Francesca MONTI

Previdenza complementare e prospettive della qualità della vita futura

Fulvio Rubino
Pagine 112, Formato A4, euro 20,00
settembre 2020


Come è cambiato il mercato del lavoro in quest’ultimo trentennio?

A che età i giovani iniziano una storia contributiva e come pensano il loro futuro?

Quali sono le prospettive previdenziali e le convenienze dell’adesione alla Previdenza Complementare?

Un’analisi dettagliata ed argomentata sull’involuzione del welfare pubblico in Italia ma, anche, uno spiraglio di... speranza per un futuro che appare sempre più incerto. Con questi scritti l’autore vuol “narrare”, argomentando, la conoscenza di una grande opportunità che i giovani hanno, ma che i più ignorano: la previdenza complementare negoziale quale strumento compensativo e complementare alla pensione pubblica per “assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Costituzione) anche attraverso lo sviluppo e la diffusione di una cultura finanziaria necessaria ad affrontare con consapevolezza la complessità della società contemporanea.

per informazioni



26 ottobre 2020

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n. 208

Il “caso” Campania

Domenico CICCONE

Nelle ultime due settimane abbiamo assistito ad un movimentato dibattito, sulla scuola e sulle sue modalità di funzionamento in tempo di pandemia, che ha prodotto serie conseguenze sul piano della vita di ogni giorno delle scuole, con provvedimenti che, a partire dalla Campania, hanno gradualmente interessato le scuole di intere regioni italiane, tutte in forte difficoltà dopo l’aumento incontrollato dei contagi.

La scuola è un luogo sicuro?

Rispetto alla scuola intesa come luogo dove la sicurezza è garantita, anche riguardo al contagio da Sars-Cov 2, il dirigente ed il personale di ogni scuola italiana, che hanno passato tutta l’estate ad allestire aule e laboratori, muniti di metro, nastro colorato, tavole, piantine e calcoli di distanze e superfici, avrebbero messo la mano sul fuoco.

Le indicazioni del CTS (Comitato Tecnico Scientifico), infatti, sono state pedissequamente applicate, ferma restando la quasi generalizzata mancanza, nella fase iniziale delle lezioni a.s. 2020-21, dei banchetti singoli e delle vituperate sedute innovative. I dirigenti scolastici e gli operatori della scuola hanno seguito alla lettera le indicazioni del CTS, culminate, a inizio settembre 2020, nel verbale n. 100, indicazioni che, a detta degli esperti di chiara fama componenti tale comitato, garantiscono la protezione dal contagio da SARS-COV 2.

La coincidenza tra la riapertura delle attività delle scuole e l’aumento del numero di contagi in tutto il Paese, ha impressionato moltissimo le famiglie, gli studenti, le comunità educanti e gli stessi esperti di immunologia, subito corsi ai ripari indicando, i molti casi, anche la scuola come causa possibile della ripresa dei contagi

Due visioni contrapposte di scuola sicura nella comunità scientifica.

 In base alla prima visione, la scuola non è fonte primaria di contagio, in generale e nell’intera Italia; tuttavia nelle regioni in cui il contagio complessivo è maggiore ci sono, percentualmente, più contagi anche nelle scuole. Quindi il numero dei contagi è alto ma proporzionale alla situazione epidemiologica della Regione, in maniera tale da non consentire allo scienziato la considerazione della permanenza scolastica come un problema, dal punto di vista della contagiosità del contesto.

D’altro canto, in altri contesti scientifici, altrettanto rigorosi, ben conoscendo l’impopolarità della proposta, si afferma che la chiusura delle scuole (almeno superiori) è l’unica soluzione per fermare la corsa del virus. Occorre, a detta di questa visione, ripensare orari e turni di lavoro, supportare economicamente da subito le attività economiche e commerciali in difficoltà e mantenere, nel frattempo, chiuse le scuole. Questo poiché il contesto scolastico favorirebbe il moltiplicarsi delle occasioni di infezione anche in considerazione della caratteristica di “veicolo di contagio” che i giovani assumono, pur rimanendo asintomatici.

L’aumento dei contatti sociali, prima durante e dopo la scuola

In altri contributi sul tema è stato facile calcolare, quantitativamente, l’impatto della scuola in termini di persone in movimento, affermando con sicurezza che, quando le scuole funzionano almeno un quarto della popolazione attiva italiana si mette, complessivamente, in movimento.

I quasi dieci milioni di studenti e lavoratori si sommano ai genitori o nonni accompagnatori, ai fornitori di beni, servizi o lavori destinati alle istituzioni scolastiche e all’impatto sui contatti sociali conseguenti all’offerta formativa territoriale non formale che, tradizionalmente, accompagna alunni e studenti lungo lo stesso periodo delle lezioni scolastiche (danza, calcetto, sport in genere, musica, hobby). Da settembre a giugno aumentano il traffico, l’inquinamento e i contatti sociali, con tutte le conseguenze che conosciamo non solo sul piano ambientale. Non può essere possibile, statisticamente e razionalmente, che un tale impatto lasci inalterato il rapporto tra la popolazione ed il numero di contagi.

La vera natura della problematica è, quindi, multiforme e complessa: il moltiplicarsi dei contatti fuori dalla scuola e la ripresa delle normali attività sociali ed economiche, coincidenti con l’apertura delle lezioni, hanno visto aggiungere, al già sostanzioso flusso, le ulteriori ondate di viaggiatori sui mezzi pubblici, di avventori nei locali e di fruitori di servizi pubblici sparsi per l’intera penisola giacché tra centrali e succursali ci sono ben 42.000 presidi scolastici in essere (cui vanno aggiunte le scuole partiarie).

Le deludenti conseguenze della ripresa. I contagi in aumento.

Chi, come il personale della scuola, al pari di ristoratori, baristi, gestori di servizi in genere, vede vanificato il suo lavoro, inutilizzate le spese sostenute e perduti il tempo e la fatica impiegati, inizia a fare delle considerazioni:

- forse le indicazioni del CTS non hanno sortito l’effetto atteso in quanto inadeguate, inopportune, insufficienti e, proprio per questo, la ripresa delle lezioni ha sconvolto il faticoso equilibrio epidemiologico che si era faticosamente raggiunto, a scuole chiuse e lezioni sospese;

- forse le indicazioni del CTS, pur essendo adeguate allo scopo non hanno previsto l’impatto del contesto socio-ambientale e tale impatto ha, rovinosamente, fatto aumentare il numero di contagi anche tra i giovani, normalmente portati alla socialità ed alla condivisione fuori dalla scuola. Tutto questo è avvenuto nonostante il comportamento corretto tra le aule scolastiche della maggior parte degli alunni.

Attendere una risposta, che conforti queste riflessioni e dia delle indicazioni univoche sui dubbi che arrovellano i comuni cittadini, in balìa della comunità scientifica, pur seguendone fiduciosamente le indicazioni, appare lecito e scontato. Sarebbe inaccettabile se tale risposta fosse, ancora una volta, restrittiva delle libertà personali e lesiva dei diritti fondamentali, diritto all’istruzione tra i primi. Nel frattempo il 15 ottobre scorso, a sera inoltrata il governatore della Campania ha diffuso l’Ordinanza che ha disposto la sospensione delle attività didattiche in ogni scuola della Regione Campania.

Il caso Campania è davvero emblematico come sostiene il Governatore?

La situazione epidemiologica della più popolosa regione del Mezzogiorno, ha reso necessario adottare misure urgentissime verso la scuola che, nonostante la natura contingibile e urgente, di facile comprensione con la lettura dei bollettini delle unità di crisi, hanno ugualmente suscitato una molteplicità di critiche contro l’amministrazione regionale, accusata di aver adottato, in maniera avventata e poco prudente, il blocco delle lezioni in presenza. La misura, in effetti, ha vanificato gli sforzi organizzativi delle Istituzioni scolastiche che, nonostante l’applicazione di ogni protocollo di sicurezza, hanno visto svanire il desiderio di tenere gli studenti tra i banchi.

Francesco Forzati su “ la Repubblica” del 22 ottobre 20201, analizzando i provvedimenti regionali dal punto di vista del giurista, sostiene convintamente la distinzione fra sicurezza dei diritti e sicurezza dell’obbedienza.

“La sicurezza dei diritti – propria dello Stato moderno - implica un’azione politica orientata alla garanzia (ed alla certezza) del diritto del cittadino; la sicurezza dell’obbedienza al contrario impone paradigmi imperativi che disciplinano il corpo sociale e ne limitano i diritti, per perseguire un irrealizzabile rischio zero.”

In sostanza, ci troviamo di fronte ad un dilemma sociale e politico che non può ignorare la maggiore pregnanza del diritto alla scuola, in luoghi difficili: in un’area economicamente depressa ad alta densità criminale, soltanto frequentando le scuole si entra in un circuito virtuoso, che allontana marginalità e degrado. La didattica a distanza, utilizzata dalla politica quasi come un “arnese” dalle magiche proprietà, in realtà è pienamente accessibile solo ai ceti privilegiati e non consente alla scuola di attuare, completamente ed equamente, la funzione educativa in maniera adeguata al tessuto sociale.

In Campania il prezzo richiesto alla società civile per garantire la tutela della salute pubblica ha un costo troppo alto se viene negoziato con il diritto all’istruzione dell’intera fascia giovanile ma anche con il diritto alla socialità, alle relazioni positive o meno ma comunque vitali, che la regolare frequenza scolastica deve garantire, a prescindere dalla provenienza sociale del cittadino.

Peraltro, la scuola in Campania, come dimostrano i dati di contesto, rilevati regolarmente dall’INVALSI e dall’ OCSE con le azioni TiMMS, PIRLS e PISA, sconta ataviche carenze dovute all’esiguo sviluppo delle infrastrutture che, in maniera ampiamente dimostrata, soltanto quando adeguate alla complessa realtà di oggi, caratterizzano positivamente la qualità della cittadinanza e della vita in genere. In caso contrario tutte le carenze, di cui anche la Campania è piena, si ripercuotono sui livelli di apprendimento, in maniera devastante.

Consenso e dissenso vero i provvedimenti

Una polemica istituzionale unita ad una protesta popolare si è innescata, non appena diffuso il contenuto dell’ordinanza di sospensione, verso gli uffici della Presidenza regionale della Campania di Via Santa Lucia a Napoli, zona “Pallonetto”, luogo definito profeticamente da Sartre, “ Porzione di Caos Calmo”.

Proteste popolari, genitori che ricorrono inutilmente al TAR, che non concede la sospensiva di un’ordinanza del presidente, ritenuta lesiva dei diritti dei minori, dei genitori e della società.

Il moltiplicarsi dei contagi ha posto il “Governatore della Campania” in una posizione di forza che, purtroppo, è rimasta anche quando, a distanza di pochi giorni, molte altre Regioni si sono trovate nella medesima situazione epidemiologica.

Anche chi non si intende di giornalismo, “ascoltate le due campane”, prima di esprimere un giudizio, che voglia essere intellettualmente onesto, deve anche leggere dati, numeri e statistiche; quando si analizzano questi ultimi, come si sa, le opinioni non contano.

Ma cosa ci dicono i dati?

La sospensione delle attività didattiche in presenza, a partire dal 16 ottobre, secondo il governatore De Luca, è stata motivata da dati epidemiologici che, a leggerli anche distrattamente, sono a dir poco impressionanti, se si pensa all’età ed alla condizione dei contagiati2 . Nel campione di riferimento, pari a circa un decimo della popolazione totale della Regione e corrispondente all’ASL NA 2, (con circa 530.000 residenti). A fronte di un aumento dei contagi, pari al triplo, nella popolazione generale, la fascia da zero a diciotto anni ha subito le seguenti variazioni:

Fascia di età Contagi nelle due settimane precedenti la ripresa delle lezioni Contagi dopo due settimane dalla ripresa delle lezioni
0-5 88 402
6-10 57 476
11-14 49 479
15-18 82 558

In alcuni casi si vedono i contagi addirittura decuplicati. Rispetto a tali numeri occorre necessariamente porsi delle domande, prima di trarre semplicistiche conclusioni e avversare critiche più o meno feroci, dirette al piglio decisionista del presidente che a molti appare addirittura insopportabile.

Il bollettino è tutt’altro che rassicurante: la Campania, in conseguenza, chiude la scuola per un pezzo mentre la Lombardia, con situazioni simili, invoca la didattica a distanza nella scuola secondaria di II grado; Liguria, Lazio e Piemonte rispondono con la didattica a distanza al 50%. Nel mentre, il ministro Azzolina scrive a De Luca e Fontana per invitarli a riprendere le loro decisioni in merito che, partendo da necessità di ordine sanitario, vanno ad inficiare l’organizzazione delle scuole e il loro servizio sociale e culturale che, vivaddio, è tutt’altra cosa.

Decisioni nazionali, decisioni regionali

Nella tensione politico-amministrativa, che mette scompiglio anche al Ministero dell’Istruzione, dove il ministro subisce le immancabili critiche alle sue azioni e deve farsi carico anche delle problematiche connesse alle azioni scomposte assunte a livello delle singole Regioni, ci si rende conto che occorrono provvedimenti autoritativi di carattere nazionale.

Come probabilmente tutti hanno inteso, la scuola ha scontato, anche in questa fase, l’incapacità del “Sistema Italia” di reggere qualsiasi stress imprevisto, a causa di inferenze esterne molto pesanti, dovute alla scarsa qualità delle infrastrutture ed alle enormi differenze nell’erogazione dei servizi tra le diverse zone del Paese.

Abbiamo anche capito tutti, che l’unica soluzione da prendere quando i contagi viaggiano a numero incontrollato, è quella del distanziamento sociale. E certamente le torsioni autoritarie della politica sono irritanti ma, talvolta, rappresentano solo degli arcipelaghi di salvezza nel pericoloso oceano della pandemia, dove occorre garantire l’incolumità ai cittadini in caso di emergenza.

Presumibilmente ci sono stati dei ritardi e delle perdite di tempo nella gestione di molti processi e nella predisposizione di numerosi servizi; si può facilmente dedurre che uno dei problemi della politica scolastica degli ultimi sei mesi sia stato quello di agire con enorme dispiego di risorse ma organizzando soltanto ciò che accade all’interno della scuola, lasciando completamente sregolato quello che avviene nei luoghi pubblici, prima e dopo la permanenza nelle aule scolastiche.

Luoghi diversi e problemi diversi, reazioni scoordinate e incomprensibili.

La molteplicità delle situazioni che si sono verificate nei vari contesti territoriali ha provocato una reazione variegata dei governatori che, almeno sul piano della scuola, ha fatto più danni di un’alluvione nazionale. Le prerogative disegnate dalla riforma del Titolo quinto della Costituzione hanno finito per somigliare a scarabocchi scomposti ed impossibili da decifrare. L’emblematica uscita, poco comprensibile, è arrivata dalla Toscana dove il presidente della giunta regionale ha auspicato la revoca dell’autonomia scolastica come soluzione per ridurre i rischi da contatto, in modo da dare la possibilità di avere indicazioni precise sugli orari di ingresso e di uscita delle scuole, cosicché si possa parlare con una voce sola. “E se questa voce non è quella della Regione va bene lo stesso; anche se viene gestita dal direttore dell'ufficio scolastico regionale, purché sia una voce unica.” Ha affermato il presidente.

Il timido accenno, del DPCM del 18 ottobre, al regolamento dell’autonomia scolastica, con riferimento agli articoli 4 e 5 che sanciscono l’autonomia didattica e l’autonomia organizzativa, sembrava una rivincita della prerogativa costituzionale riposta nell’articolo 117, ma è stata di brevissima durata. Troppo presto la politica ha rivendicato il suo miope punto di vista, eccessivamente rivolto a cercare la responsabilità altrui nel mentre sfugge apertamente alle proprie.

Verso un contagio esponenziale?

È interessante ma anche sconcertante, notare come il governatore della Campania abbia descritto questa emergenza epidemiologica, ritenendola talmente grave da rendere vecchie ed inadeguate le ordinanze anche all’atto della loro stessa emanazione. Il tempo di scriverli e i provvedimenti diventano inutili perché troppo blandi rispetto ai contagi in crescita esponenziale. Le indicazioni della Campania fondate sul numero dei contagi tra la popolazione scolastica, secondo De Luca, non ammettono indugi di nessun genere e il previsto lock down per la Regione sarebbe solo l’inizio di una situazione che, a macchia d’olio, si estenderà a livello nazionale. I contagi della fascia di età prescolare e scolare sono i più pericolosi perché, pur provocando situazioni paucisintomatiche, costituiscono vettori smisurati di espansione dell’epidemia.

I dati relativi alle attività di contact tracing, anche nelle scuole, sono estremamente disarmanti. Il sistema attivato per monitorare le situazioni di contagio e prendere i provvedimenti conseguenti, non ha retto allo stress test. La scuola in Campania, secondo l’Unità operativa regionale, non poteva non aspettarsi provvedimenti restrittivi che occorrono, a detta del governatore, per mitigare le conseguenze di un contagio esponenziale e dalle conseguenze incontenibili per le strutture di emergenza sanitaria disponibili letteralmente travolte dall’ondata pandemica autunnale.

È ora, tuttavia, che anche le ragioni della politica si abituino al problem posing, la soluzione intravista non solo gestendo l’emergenza ma a partire dal porsi problemi non ancora evidenti, tramite domande di ricerca.

Domenico CICCONE

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[1] Scuola in Campania, torsione autoritaria della politica F. Forzati su “la Repubblica” del 22 ottobre 2020 .

[2] Dati forniti in conferenza stampa dal presidente della Giunta regionale della Campania e riferiti alla sola ASL NA 2

Manuale per la scuola primaria - Guida ai concorsi

a cura di M. Spinosi, con G. Cerini e S. Loiero


Il libro, articolato in quattro capitoli e un'appendice, costituisce uno strumento indispensabile per il futuro insegnante, lo aiuta a padroneggiare tutte le competenze necessarie per diventare un professionista di qualità. Serve anche ai docenti in servizio per la ricchezza dei suggerimenti e per gli esempi di percorsi didattici ivi contenuti.

Il primo capitolo contiene i fondamenti pedagogici, sociali e psicologici con riflessioni sulle principali questioni e con riferimenti alle teorie e alle scuole di pensiero su cui si sono fondate le nostre scelte istituzionali.

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Il terzo capitolo è dedicato alla “didattica in azione”: ci sono nove percorsi disciplinari, alcuni esempi di prove di verifica e di compiti in situazione.

Il quarto capitolo riguarda gli aspetti di natura organizzativa e istituzionale con attente analisi delle Indicazioni per il curricolo, autonomia scolastica, offerta formativa, valutazione e rendicontazione e con una ricostruzione essenziale della storia della scuola primaria.

Infine il neo docente, per potersi muoversi nel mondo delle norme, può avvalersi di un'appendice in cui sono riassunte, in maniera semplice ed efficace, tutte le principali disposizioni che regolano la vita della scuola.

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Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi

a cura di Mariella Spinosi, con M. Giacomo Dutto e Leonilde Maloni


Nel nostro sistema nazionale, per diventare insegnanti bisogna superare regolari concorsi. Il DM 95/2016 ha previsto per gli aspiranti docenti non solo il possesso di competenze culturali e professionali, ma soprattutto il possesso di una buona mediazione didattica.

Partendo da questo presupposto, il Manuale si pone l'obbiettivo di indicare tutte le "avvertenze generali", con gli sviluppi legislativi, sociali e culturali.

Il Manuale, con un indice ampiamente dettagliato, si articola in quattro parti:

La prima parte fornisce informazioni essenziali per aiutare i futuri docenti ad orientarsi in maniera adeguata nel mondo dell'educazione, toccando aspetti culturali e sociali, oltre che di psicologia, sociologia e pedagogia.

Nella seconda parte si analizzano gli aspetti metodologici, didattici ed organizzativi, senza tralasciare i punti di vista di docente, Scuola e studenti.

La terza parte ha come focus la governance della scuola con le scelte di ogni indirizzo istituzionale.

Infine, la quarta parte, suddivisa in quattro percorsi tematici offre una riflessione semplice ed essenziale sulle leggi fondative a partire dalla costituzione.

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Manuale per la scuola secondaria - Guida ai concorsi - Supplemento

a cura di Leonilde Maloni e Mariella Spinosi


Il supplemento, fondamentale per completare la preparazione al concorso e diventare buoni insegnanti, integra due importanti ed attuali tematiche: la prima riguarda l'insegnamento dell’Educazione Civica, che impegna tutti gli insegnanti a costruire azioni didattiche su tre assi portanti: la Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale.

La seconda tematica risponde all’esigenza prioritaria di tutti i candidati, cioè quella di “superare il concorso”. Il Manuale infatti, si presenta come uno strumento operativo, che supporti l’aspirante insegnante durante la fase della preparazione alla prova concorsuale e a seguire le giuste direttive, partendo dalle indicazioni del regolamento (DM 201/2020) e del bando (Decreto dipartimentale 499/2020).

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